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"Superhuman" di Joseph Schwartz

  • Immagine del redattore: Ester
    Ester
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

"Superhuman" di Joseph Schwartz è meno una canzone convenzionale e più un manifesto di ciò che, secondo lui, la musica moderna può diventare. Come title track del suo EP 2026, cattura la sua autodefinita fusione di "arte e algoritmo", utilizzando l'intelligenza artificiale come strumento per superare i limiti fisici dell'esecuzione tradizionale. Piuttosto che trattare la tecnologia come una scorciatoia, Schwartz la inquadra come un amplificatore, un modo per assemblare un ensemble virtuale in grado di eseguire arrangiamenti iper-dettagliati e passaggi rapidi che metterebbero alla prova persino musicisti d'élite. Il risultato è un brano che sembra intenzionalmente massimalista: strumentazione stratificata, brusche svolte dinamiche e la sensazione che il limite sia stato deliberatamente rimosso. "Superhuman" non punta alla sottigliezza; punta all'espansione.


Strutturalmente, il brano si colloca all'interno di un arco attentamente progettato lungo tutto l'EP. Schwartz apre il progetto con un'ambizione da stadio, incanalando la potenza teatrale del rock anni '80 prima di accelerare in quella che lui stesso definisce una fase "Turbo" di virtuosismo quasi inarrestabile. "Superhuman" funge sia da tesi che da punto di svolta, collegando le sue radici heavy rock melodico con una più ampia sperimentazione di genere. Mentre l'EP passa attraverso texture pop, toni country acustici e infine arrangiamenti di chitarra, flauto e pianoforte di ispirazione folk, la title track si erge come un'ancora concettuale. Incarna l'idea che il genere stesso possa essere fluido quando libero da vincoli logistici. C'è un'audacia calcolata qui: Schwartz non sta solo scrivendo canzoni; sta tracciando un percorso affinché il suo pubblico lo segua in nuovi territori sonori.



Ciò che in definitiva rende "Superhuman" avvincente è la sua domanda di fondo: se i limiti scompaiono, cosa diventa l'arte? Schwartz, il cui singolo precedente "Ready for Doom" ha ottenuto un notevole successo nelle classifiche indie, presenta questo progetto come provocazione ed evoluzione. La produzione è raffinata e volutamente densa, e premia ascolti ripetuti con l'affiorare di diversi dettagli strumentali. Eppure, sotto lo spettacolo tecnico si cela un nucleo familiare: un cantautore che esprime frustrazione, ambizione e sfida contro l'ingiustizia e la stagnazione. "Superhuman" ha successo non solo perché suona più grande, più veloce o più complesso, ma perché sfida gli ascoltatori a riconsiderare i confini della creatività stessa. Che venga accolto come innovazione o dibattuto come disruption, il brano raggiunge il suo obiettivo principale: avviare una conversazione sul futuro della musica, e lo fa senza mezzi termini.


 
 
 

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